Spesso confondiamo la pubblicità con la comunicazione e viceversa, a me piace invece mettere le cose ognuna al loro posto, in quanto la pubblicità è un semplice strumento che non potrebbe funzionare se alla base non c’è qualcosa da comunicare.
In realtà tutto ciò è molto semplice; prima di fare una “pubblicità” la prima cosa da tenere in considerazione è chi è il pubblico o il consumatore di riferimento, sembra una cosa scontata ma vi assicuro che non tutti si pongono questa domanda, poiché il pubblico è formato da diversi tipi di consumatori e conseguentemente alcune pubblicità vanno bene per dei target di consumatori predefiniti mentre altre non vanno bene affatto.
Secondo aspetto molto importante da tenere in considerazione è appunto la comunicazione. Cioè quale deve essere il messaggio o l’informazione che il consumatore deve percepire da quella pubblicità, anche questa cosa a volte viene data per scontata, in effetti invece riuscire a studiare il diretto target di riferimento per proporgli esattamente ciò che il consumatore si aspetterebbe da quel prodotto è tutta un’altra cosa.
Il linguaggio pubblicitario è un tipo di comunicazione pluricodice, basato cioè sull’interazione di più sistemi di segni: alle immagini e al testo scritto della pubblicità stampata si aggiungono la musica e il testo orale della pubblicità televisiva, che è quella di maggiore impatto sul pubblico. Molte delle tecniche un tempo profuse nell’arte oratoria e anche nella composizione poetica sono ora passate alla “letteratura” pubblicitaria, che prevede, tra l’altro, col passare del tempo “decodificatori” cioè consumatori sempre più scaltri ed esigenti.
Frequentissimo è l’uso di figure retoriche e di giochi fonici, come la paronomasia, o bisticcio, l’allitterazione, l’assonanza e la rima: “Voliamoci bene” recita uno spot di una compagnia aerea; “Tubiamo?” è l’ammiccante invito di una scatola di cioccolatini a forma di tubo; “Titilla la papilla” era pochi anni fa lo slogan di una caramella. Particolarmente ricercati sono gli stravolgimenti di un proverbio o di un’espressione celebre, come nel felice: “Chi la afa non la aspetti” (pubblicità di un condizionatore d’aria); “Kala Kili” (pubblicità di un centro di dimagrimento).
Anche la psicolinguistica e il fonosimbolismo soccorrono spesso la pubblicità, mostrando quali siano gli orizzonti d’attesa “acustica” del grande pubblico. Varie indagini hanno mostrato che taluni fonemi sono perlopiù associati, inconsciamente, a certe sensazioni: la U al cattivo odore, la I ad un gusto piccante. A ciascuna lingua, poi, è associata una serie di luoghi comuni: la sensualità allo spagnolo usato per i superalcolici), la raffinatezza al francese (profumo), l’efficienza all’inglese e al tedesco, l’alta tecnologia al giapponese.
Far presupporre invece è una tra le tecniche di persuasione più adottate in pubblicità. Consiste nel far credere (inconsciamente) al lettore/ascoltatore che parte del messaggio che sta ricevendo sia scontata, senza bisogno di essere dimostrata. Vediamo qualche esempio: “La freschezza di Jocca ha solo il 7% di grassi” (si dà per scontata la freschezza del prodotto, reclamizzandone soltanto l’ipocaloricità ); “I peccati di gola che non fanno ingrassare” (si dà per scontato il gusto straordinario del prodotto dietetico). Un’ultima tecnica è l’ammiccamento, per lo più a sfondo erotico: “io ce l’ho profumato. L’alito. Perché , cosa avevi capito?” ( Pubblicità di una caramella); “Lo facciamo sui tetti e sui divani… Lo sconto e il finanziamento! A interessi zero” ( Negozio di arredamento).
In conclusione, l’importante è cercare di colpire il consumatore là dove egli stesso si sente impreparato, sorpreso, o piacevolmente informato, quindi i bisogni dei consumatori devono comunque e sempre essere messi in primo piano e spesso addirittura molte aziende cercano di far nascere un bisogno proprio la dove prima non c’era. Che bisogno avevamo 20 anni fa dei telefonini? Ora non ne possiamo fare più a meno no? Anzi ora siamo al livello che non possiamo fare più a meno della fotocamera dentro al telefonino!!!
Meditate gente, meditate!
Di Roberto D’Angelo
fonti: Mymarketing.it